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BESA ovvero perché un’Unione di Comuni

L’idea di una struttura sovracomunale, in grado di mettere assieme le comunità arbëreshe di Sicilia, non è nuovissima. Già dal 1988, in occasione del V Centenario di fondazione di Piana degli Albanesi, fu depositata all’Assemblea regionale siciliana una proposta di legge, a firma di Francesco Di Martino, per l’istituzione di un alto Istituto di cultura che mettesse insieme Comunità, Eparchia e l’Università con la finalità di tutelare e salvaguardare il patrimonio culturale arbëresh. La proposta non ebbe esito in quella legislatura e fu presentata ininterrottamente nelle legislature successive sino alla promulgazione della

L. r. 26/98.

La legge, sia pure falcidiata dal Commissario dello Stato in assenza di una legge quadro nazionale,  contiene la possibilità di costituire un “Istituto regionale di cultura arbëreshe”, ad oggi non istituito rimanendo aperta la vertenza fra Enti locali arbëreshë e Regione siciliana circa la sua natura giuridica: pubblica per i comuni; privata per la Regione. La questione potrebbe trovare definitiva soluzione se l’ARS riuscisse ad esaminare le numerose proposte di legge di modifica presentate in questa legislatura che volge al termine con nessuna prospettiva, quindi, di approvazione.

Prodromica senz’altro, quanto positiva, è stata l’esperienza, ancora in vita, del “Progetto Brinjat” ovvero l’azione sinergica delle comunità, in regime di convenzione con la Provincia regionale di Palermo, per la tutela e la promozione culturale.

Allo stesso modo sono in fase di realizzazione, in regime di stretta collaborazione fra le comunità, alcuni interventi attuativi della legge nazione di tutela delle minoranze linguistiche (L. 482/99).

Queste esperienze sono state preliminari a qualcosa che girava nell’aria, che sembrava ormai matura ma che ancora non aveva un crisma realmente istituzionale. Tuttavia sono servite a creare il clima giusto.

Non riuscendo, quindi, a coronare con successo pieno quegli sforzi, i comuni hanno pensato ad una ulteriore possibilità istituzionale prevista dal Dlgs 267/00 e smi ovvero alla costituzione di un’Unione di comuni.

L’Unione è, sommariamente intesa, una istituzione sovracomunale che raccoglie e gestisce funzioni, separatamente espletate dai comuni aderenti, al fine di ottimizzarne l’efficacia e l’efficienza. È, a tutti gli effetti, un Ente di diritto pubblico che funziona esattamente come un comune e con le sue regole.

Nel nostro caso le funzioni da mettere assieme erano quelle volte alla tutela, alla promozione e allo sviluppo del patrimonio culturale arbëresh. Una Unione tematica, quindi, unica, in quanto tale, nel panorama nazionale.

Dopo un susseguirsi di riunioni di approfondimento, confortate da contributi di esperti e di rappresentanti istituzionali delle cinque comunità (Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela), si addiveniva ad una bozza di statuto che, nel mese di aprile, tre dei cinque consigli comunali (Contessa Entellina, Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela) approvavano in rapida successione. Le altre  due comunità (Mezzojuso e Palazzo Adriano) si sono riservate di aderire successivamente.

La denominazione prescelta è stata quella di “Besa” che nell’antica accezione, quella del Kanun di L. Dikagjini, sta per “fedeltà alla parola data” e quindi fermo impegno a perseguire le finalità prefissate.

Così il 5.5.2005 i sindaci di Contessa Entellina, Piana degli Albanesi e S. Cristina Gela, sottoscrivendone l’atto costitutivo, hanno costituito, in Piana degli Albanesi, l’Unione conferendole l’esercizio di alcune funzioni amministrative e la conseguente attività gestionale.

Con la prima deliberazione dell’1.6.2005 è stata insediata la Giunta dell’Unione, nella persone di Tiziana Musacchia (Contessa Entellina), Giuseppe Cangialosi (S. Cristina Gela), Gaetano Caramanno (Piana degli Albanesi), che ha provveduto ad eleggere il proprio presidente nella persona di Tiziana Musacchia. Successivamente è stata individuata la struttura amministrativa, composta da personale proveniente dalla struttura del Comune di Piana degli Albanesi e dal Segretario dr. Giuseppe La Greca, vera anima e motore della nuova istituzione, i quali hanno provveduto agli adempimenti stabiliti dalla legge.

Il 15.10.2005 si è insediato il Consiglio dell’Unione (Contessa Entellina: Clesi Domenico, Chisesi Filippo, Schirò Giovanna; Santa Cristina Gela: Taormina Sabina, Indelicato C. Maria, Cucciarrè Antonella; Piana degli Albanesi: Imbordino Giuseppe, Scalia Vito, Ciulla Girolamo) che ha eletto suo presidente Giuseppe Imbordino e vicepresidente Sabina Taormina.  Con l’occasione è stata inaugurata la sede provvisoria dell’Ente in Santa Cristina Gela, fermo restando che la sua sede legale è a Piana degli Albanesi in Cortile Municipio 2.

 

Questa nuova istituzione, nell’ambito della tutela del patrimonio culturale arbëresh, è una novità assoluta e, per la sua natura e i temi interessati, inedita. Se si pensa poi alla frammentarietà e alla esiguità degli interventi pubblici fin qui realizzati, se ne comprende bene la portata rivoluzionaria.

Mettere nella disponibilità gestionale delle comunità arbëreshe uno strumento ovvero un Ente di diritto pubblico che al centro della sua attività ponga la tutela e la promozione del loro patrimonio culturale, entro coordinate istituzionali di libertà e di autonomia, è qualcosa che va oltre la normativa di tutela, è qualcosa va oltre le istituzioni scientifiche che tutti hanno immaginato, è qualcosa che va oltre ogni forma associativa privata.

Si pensi, anche per un momento, ad struttura di diritto pubblico che vivrà di risorse trasferite ma anche, e soprattutto, delle risorse che sarà capace di reperire da ogni fonte disponibile.

Il suo successo dipenderà dalla qualità dell’impegno di quanti, a vario titolo, sono chiamati alla gestione dell’Ente: dal livello politico (Giunta e Consiglio) a quello gestionale vero e proprio. Questo per dire, a scanso di equivoci, che l’istituzione in sé non è la soluzione dei problemi ma lo strumento conducente.

Le istituzioni, come le idee, camminano con le gambe delle donne e degli uomini. È una grande opportunità, che sarà tale, se la si saprà cogliere, è una grande avventura dentro la quale bisogna buttarsi a capofitto senza risparmio di energie.

Ad alcune condizioni. Prima fra tutte l’unità di intenti, poi la trasversalità degli interessi, la capacità di ragionare in termini di comunità e non di schieramenti in uno spazio privilegiato, quello della cultura, dove non valgono vecchie e paralizzanti contrapposizioni legate più a ragioni di bottega che al libero confronto delle idee che è, e rimane, un riferimento nobile della politica.

 

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